Seicento anni di presenza rom in Spagna
Nel 1425, il re Alfonso V d'Aragona concesse un salvacondotto a un gruppo di pellegrini provenienti da terre lontane, guidati da Giovanni d'Egitto. Questo documento costituisce la prima testimonianza scritta della presenza del popolo rom nella penisola iberica. Seicento anni dopo questo evento storico, il contributo di questa comunità al patrimonio culturale, artistico e identitario della Spagna è innegabile.
Il popolo rom arrivò portando con sé il proprio patrimonio culturale: lingua, espressioni artistiche e conoscenze ancestrali tramandate di generazione in generazione. Per sei secoli, e nonostante le persecuzioni, le leggi discriminatorie e l'esclusione sistematica, questa comunità ha mantenuto la propria identità e ha contribuito in modo significativo alla formazione della società spagnola.
Dall'incontro tra la cultura rom e quella andalusa è nato il flamenco, riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità. La lingua rom ha lasciato un segno indelebile sulla Spagna e la presenza rom ha plasmato tradizioni, territori ed espressioni collettive che fanno parte del nostro patrimonio comune. La commemorazione di questo anniversario rappresenta anche un'opportunità per rinnovare l'impegno istituzionale nella lotta contro l'antiziganismo. La discriminazione strutturale che ancora persiste nel mondo del lavoro, nell'istruzione e nella società richiede risposte costanti da parte delle autorità pubbliche e della società nel suo complesso.
Sei secoli di storia condivisa testimoniano che il popolo rom è parte integrante e inalienabile della Spagna. Riconoscere questa realtà è un atto di giustizia storica e un fondamento per la convivenza.