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Inno Nazionale
L’inno nazionale faroese: 120 anni
Nell’inverno del 1906, Símun av Skarði si trovava a “Føgrulíð”, sede della Scuola popolare faroese (Føroya Fólkaháskúli) sull’isola di Borðoy. Egli era uno dei due fondatori dell’istituto.
Qualche anno prima, insieme a Rasmus Rasmussen, aveva contribuito a creare la scuola, inizialmente ospitata in un edificio a Klaksvík. I due avevano però altri progetti e costruirono una nuova sede sul fianco di una montagna, nel versante occidentale di Borðoy. Da lì si godeva di una splendida vista su Eysturoy e sul Leirvíksfjørður; la scuola rimase in quel luogo per diversi anni.
Símun era originario di Skarð, un piccolo villaggio sulla vicina isola di Kunoy; conosceva dunque, senza dubbio, molto bene il paesaggio circostante. È facile immaginarlo mentre, seduto a “Føgrulíð”, volge lo sguardo oltre il Leirvíksfjørður verso le montagne di Eysturoy e Kalsoy, componendo una poesia sulla sua terra natale. Forse, nella sua mente, vedeva anche il suo villaggio, Skarð, con il paesaggio che lo circondava: le onde che in inverno si infrangono impetuose sulla costa e, in estate, il mare calmo e argenteo, simile a uno specchio levigato accanto alle rocce.
Da poesia a inno nazionale
Il componimento era un’ode alla sua terra, intitolata “Mítt alfagra land” (“La mia terra bellissima”). Un documento conservato presso la Biblioteca nazionale delle Isole Fær Øer contiene la poesia, scritta di pugno da Símun e datata 1° febbraio 1906. Il testo fu pubblicato per la prima volta sul giornale “Tingakrossur” l’8 gennaio 1908. La testata riferiva inoltre che Petur Alberg ne aveva composto la musica e che il brano era stato eseguito a Tórshavn il giorno di Santo Stefano. La poesia era così diventata una canzone, che in breve tempo divenne molto popolare tra il popolo faroese. Molti ritennero che il testo si prestasse perfettamente al canto corale in occasione di ricorrenze e cerimonie speciali; ben presto, esso finì per essere considerato l’inno nazionale delle Isole Fær Øer.
Questi versi, messi per iscritto da Símun av Skarði poco prima della Candelora del 1906, segnarono la nascita dell’inno nazionale faroese. Nelle tre strofe che lo compongono, l’autore descrive il paesaggio delle isole e il suo amore per la terra natia, oltre alla sua fede in Dio.
Nella prima strofa, egli si rivolge direttamente alla propria terra: «Tu, mia terra bellissima, mio bene più prezioso, orlata di bianco in inverno e, d’estate, quando il vento tace…»
Qui viene evocato il paesaggio naturale: il mare che in inverno ruggisce, imbiancando di spuma le rocce costiere, contrapposto alla quiete e alla calma che possono caratterizzare l’estate.
Prosegue poi: «Mi accogli con tanta tenerezza nel tuo abbraccio…» In questi passaggi, le Isole Fær Øer vengono presentate non solo come un Paese, ma anche come una comunità insulare in cui ogni isola occupa il proprio posto. È per questo che l’autore si rivolge a esse, fin da subito, al plurale:
«Isole possenti, che Dio benedica il nome che vi fu dato da coloro che vi scoprirono. Sì, che Dio benedica le Isole Fær Øer, la mia terra.»
La seconda strofa ricorre a immagini naturali per descrivere come la luce e l’oscurità influiscano sul suo stato d’animo. I raggi del sole possono illuminare magnificamente i fianchi delle montagne in una giornata estiva, mentre le tempeste invernali possono spezzare molte vite. L’oscurità può offuscare anche gli intenti più limpidi, mentre la luce, al contrario, è in grado di infondere un senso di vittoria nell’animo. L’autore intreccia poi questi elementi, descrivendoli come un’interazione armoniosa che gli dona speranza e il coraggio necessario a proteggere le Isole Fær Øer, la sua terra.
Nella terza strofa, egli china il capo in preghiera verso Dio. Chiede di poter partecipare a una pace sacra e che la sua anima possa immergersi nella gloria divina. In tal modo, egli può portare con coraggio il simbolo che rappresenta l’impegno volto a preservare le Isole Fær Øer, la sua terra natia. Come accennato in precedenza, fu Petur Alberg a comporre la melodia dell'inno nazionale. Noto anche come Petur í Geil, nacque a Tórshavn nel 1885; aveva dunque circa vent'anni quando Símun scrisse il componimento poetico. Petur era un violinista e aveva imparato a suonare sotto la guida di "Baker Hansen". Quest'ultimo era dotato di un grande talento musicale e furono in molti a imparare a suonare strumenti grazie a lui. Petur fu uno dei suoi allievi più dotati e, nel 1907 – l'anno successivo alla stesura della poesia da parte di Símun – ne compose la melodia. Il brano fu eseguito in pubblico per la prima volta il giorno di Santo Stefano del 1907. Tale melodia è considerata la composizione più celebre di Petur Alberg, sebbene egli abbia scritto anche le musiche per altri canti faroesi.
La letteratura faroese in crescita
L'inno nazionale faroese nacque in un'epoca in cui la poesia e la letteratura delle Isole Fær Øer stavano vivendo una fase di notevole sviluppo. Símun av Skarði nacque nel 1872, un periodo in cui la produzione poetica scritta in lingua faroese era ancora piuttosto limitata. Jens Christian Djurhuus, noto anche come «Sjóvarbóndin» («il contadino di Sjógv», a Kollafjørður), aveva composto diverse ballate tradizionali in faroese; la più celebre è senza dubbio «Ormurin Langi» («Il lungo serpente»). Anche suo figlio, Jens Hendrik Djurhuus, si era dedicato alla composizione di ballate, così come Poul di Nólsoy e altri autori. Al di là di queste opere, tuttavia, il corpus di canti e poesie in lingua faroese rimaneva esiguo. Esistevano, per contro, diversi scrittori faroesi che componevano le proprie opere in danese.
Tra il 1872 e il 1906, la letteratura e la poesia faroesi conobbero una crescita significativa. Fu questo il periodo in cui la lingua faroese scritta prese forma, accompagnata dalla nascita di giornali e riviste. Tale fermento stimolò un crescente interesse per la scrittura poetica in lingua faroese. Tra i poeti di questo periodo figurano Jóannes Patursson (nato nel 1866), Mikkjal á Ryggi (nato nel 1878) e i fratelli Áarstova di Tórshavn: Janus Djurhuus (nato nel 1881) e Hans Andrias Djurhuus (nato nel 1883).
Questi e altri poeti iniziarono a scrivere della propria terra, del suo paesaggio naturale e delle persone che abitavano le isole. Mikkjal á Ryggi, ad esempio, è noto per i suoi canti incentrati sulla vita lavorativa faroese e per aver composto gran parte degli inni contenuti nel libro degli inni faroese. I fratelli Áarstova, pur caratterizzati da stili poetici assai differenti, hanno entrambi fornito un contributo fondamentale alla poesia e alla letteratura delle Fær Øer. Jóannes Patursson, oltre a essere poeta, fu anche un politico in prima linea nel movimento nazionale faroese, emerso verso la fine del XIX secolo. Símun av Skarði fu egli stesso influenzato da queste crescenti correnti nazionaliste nella società faroese. Era un’epoca caratterizzata da un forte desiderio di produrre letteratura e altri contenuti in lingua faroese, utilizzabili sia nello scritto che nel parlato. Anche il compositore Petur Alberg prese parte a questo movimento. Oltre alla musica, si dedicava alla scrittura e, nel 1906, contribuì a fondare l’Associazione dei Giovani di Tórshavn (Thorshavn Association for Young Men). L’associazione pubblicava una rivista per i propri membri, intitolata “Baldursbrá”. Petur scrisse molto per tale rivista, ottenendo riconoscimenti dai soci per il suo contributo. Era dunque abituato a scrivere, essendo cresciuto in un contesto in cui la parola scritta rivestiva un ruolo di grande importanza.
Suo fratello, Kristin í Geil, aveva iniziato a pubblicare il giornale “Tingakrossur” già diversi anni prima; il primo numero uscì il giorno di Capodanno, il 1° gennaio 1901. Kristin í Geil era noto per la sua critica sociale e per la sua penna tagliente.
Sono ormai trascorsi 120 anni dalla composizione dell’inno nazionale faroese. Esso viene intonato durante le cerimonie ufficiali del popolo faroese e in occasione di eventi sportivi internazionali. La melodia di Petur Alberg e il testo di Símun av Skarði si fondono in un insieme potente e duraturo. E quando si celebra l’Ólavsøka, la festa nazionale faroese, l’inno viene cantato con grande trasporto a Vaglið, nel cuore di Tórshavn.
Nel corso degli anni, l’inno è diventato un elemento inconfondibile dell’identità e della cultura faroese. A oltre un secolo dalla sua stesura avvenuta in una giornata invernale del 1906 a Føgrulíð, sull’isola di Borðoy queste parole continuano a risuonare profondamente nel cuore del popolo faroese.
Óli á Geilini
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