Europa, figlia del re fenicio Agenore, era solita giocare sulla spiaggia. Zeus, il padre di tutti gli dei, dopo averla vista, se ne innamorò perdutamente. Si trasformò in un toro bianco e, quando la giovane incuriosita gli salì in groppa, si precipitò in mare fuggendo via con la sua preda. Accompagnato da dei e ninfe, condusse Europa sull'isola di Creta. Lì, in una grotta, si unì alla sua amata, che gli diede tre figli: Minosse, Radamanto e Sarpedonte. Per immortalare il suo amore, Zeus, il dio supremo, fece in modo che i platani di Creta non perdessero mai le foglie. Al momento della separazione, Zeus donò a Europa un giavellotto da caccia capace di colpire sempre il bersaglio, oltre a dei gioielli preziosi. La figura di Europa è stata spesso rappresentata nelle arti figurative (da Tiziano, Veronese, Lorrain, Moreau e altri). Il mito del ratto di Europa simboleggia il trasferimento della cultura asiatica a Creta, culla della civiltà europea.
San Giorgio (Sanctus Georgius), secondo la tradizione un ufficiale romano, subì il martirio in Cappadocia nel 303 d.C., durante le persecuzioni contro i cristiani volute da Diocleziano. La sua memoria liturgica ricorre il 23 aprile. La venerazione di San Giorgio, inizialmente legata alla Palestina e all'Egitto, si diffuse successivamente a Bisanzio; in Europa, il suo culto si propagò nel corso delle Crociate. Giorgio divenne così l'ideale del cavaliere cristiano. A partire dal XII secolo iniziarono a tenersi rappresentazioni che lo ritraevano mentre combatteva contro il drago, ed egli divenne il santo più popolare del Medioevo. Nel mondo agricolo e della pastorizia fu venerato come patrono a protezione del suolo, dei raccolti, della vegetazione e del bestiame. Presso le popolazioni croate, egli sostituì antichi culti precristiani legati all'agricoltura e all'allevamento. In Dalmazia e in Erzegovina si trovano numerose chiesette dedicate a San Giorgio situate sulla sommità delle colline; la sua figura è inoltre raffigurata su diverse stele funerarie erette, mentre si scaglia contro il drago brandendo la lancia (Metković, Poljica, Konjic, Vrgorac).