Il mosaico del Dio Oceano
Il mosaico del Dio Oceano, identificato nella città di Faro tra via Infante D. Henrique e via Ventura Coelho nel 1926, è stato riportato alla luce solo nel 1976; rappresenta uno degli esempi più pregevoli della presenza romana nel sud della penisola iberica. Risalente al II/III secolo d.C., presenta un medaglione centrale raffigurante il dio Oceano, tradizionalmente rappresentato con capelli ondulati, barba e immagini marine. Originariamente, il medaglione era incorniciato dalle personificazioni dei quattro venti; tuttavia, oggi rimangono solo Borea e Zefiro, mentre le altre figure furono distrutte nel 1926.
La parte restante del pavimento è decorata con motivi geometrici e vegetali, che creano un'armoniosa combinazione che esalta la qualità tecnica ed estetica dell'opera. Nella sezione inferiore, è presente un pannello con un'iscrizione che elenca i nomi delle quattro persone responsabili della donazione di questo mosaico. L'iconografia del Dio dell'Oceano riflette il profondo legame tra le società romane e il mare, elemento essenziale per la comunicazione, l'economia e la circolazione di merci, persone e idee in tutta la regione mediterranea.
Inserito sullo sfondo dell'antica città di Ossonoba (l'odierna Faro), questo mosaico testimonia l'integrazione della città nella vita mediterranea. In quanto importante porto commerciale e snodo logistico a supporto del commercio marittimo, Ossonoba svolgeva un ruolo strategico nelle rotte marittime, fungendo da scalo per le navi che attraversavano lo Stretto di Gibilterra dirette a Olisipo (l'odierna Lisbona). Designato Tesoro Nazionale dal maggio 2018, questo mosaico si distingue per la sua qualità artistica e il suo significato storico, contribuendo a spiegare l'Algarve romano come luogo di convergenza di culture nel mondo mediterraneo.
Mosaici di Mértola
I mosaici di Mértola facevano parte di un complesso religioso paleocristiano comprendente due monumentali battisteri, un chiostro e una basilica, tutti risalenti al V-VI secolo d.C.
Questi tesori archeologici sono venuti alla luce grazie al meticoloso lavoro di scavo svolto per quasi cinquant'anni da Cláudio Torres e dal team di ricercatori del sito archeologico di Mértola, in questo piccolo villaggio dell'Alentejo meridionale.
In un'epoca in cui il Cristianesimo si stava affermando, si ritiene che l'insediamento avesse una popolazione di diverse origini, con legami con il Mediterraneo orientale, un fatto attestato dalla collezione di lapidi con iscrizioni in latino e greco, rinvenute nelle basiliche funerarie e nel mausoleo.
In questa città portuale, ultimo tratto navigabile del fiume Guadiana, un tempo esisteva una fiorente comunità che possedeva sia i mezzi economici che la sensibilità estetica per commissionare importanti opere edilizie. Tra queste, spiccano i ricchi e raffinati pavimenti a mosaico, che mostrano una grande qualità tecnica e artistica. I motivi decorativi raffigurano scene di un cavaliere a caccia con un falco, una scena mitologica di Bellerofonte in sella a Pegaso mentre combatte contro la Chimera, e rappresentazioni di vari animali, come leoni uno di fronte all'altro, un leopardo e uno struzzo, uccelli e diversi motivi geometrici. Nel mosaico qui esposto, si può ammirare una composizione geometrica ricca e complessa, incorniciata da medaglioni raffiguranti uccelli.
In questo sito, la cui ricchezza e architettura monumentale testimoniano i legami con le città del bacino del Mediterraneo, i mosaici offrono un contributo innegabile alla nostra comprensione del complesso religioso e di Mértola nella tarda antichità.